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	<title>Il Circolo del Buongoverno di Milano &#187; Marcello Gamberale Paoletti</title>
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	<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:38:03 +0000</pubDate>
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		<title>NESSUN CAPITOLO NEI LIBRI DI STORIA</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corte d’Appello riduce la condanna Marcello Dell’Utri a sette anni, ma sgretola il castello costruito sulle menzogne di molti collaboratori di giustizia. Aspettando la Cassazione, il senatore risulta colpevole solo per fatti antecedenti al 1992, la trattativa tra Stato e Cosa nostra andrà dunque cercata altrove.

di Marco Clarizia
Il fatto non sussiste. Dopo sei giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Corte d’Appello riduce la condanna Marcello Dell’Utri a sette anni, ma sgretola il castello costruito sulle menzogne di molti collaboratori di giustizia. Aspettando la Cassazione, il senatore risulta colpevole solo per fatti antecedenti al 1992, la trattativa tra Stato e Cosa nostra andrà dunque cercata altrove.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><em>di </em><span style="font-style: normal;"><strong>Marco Clarizia</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il fatto non sussiste. Dopo sei giorni di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Palermo ha sentenziato: Marcello Dell’Utri ha avuto un collegamento con i mafiosi, ma solo fino al ’92. Il braccio destro di Silvio Berlusconi rimedia così sette anni di carcere per i suoi rapporti con affiliati a Cosa Nostra; meno dei nove anni inflitti nel primo grado di giudizio, meno degli undici chiesti dal Procuratore di Palermo, ma pur sempre sette anni. Una condanna non da poco, ma la politica, almeno quella, non c’entra più. Ed è una parziale liberazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Non c’entra più Forza Italia, fondata nel 1993, non c’entrano più i tragici attentati a Falcone e Borsellino né il presunto accordo con Bernardo Provenzano. I mandanti occulti delle stragi, gli intermediari della trattativa tra Stato e mafia, andranno adesso cercati altrove: un primo passo necessario per individuarli e rendere giustizia al nostro Paese, ai nostri morti. Al senatore resta la condanna a sette anni, una mezza sconfitta che può essere considerata una mezza vittoria. Il nuovo capitolo da pubblicare sui libri di storia con Dell’Utri e Berlusconi artefici delle pagine più nere dell’Italia, quel capitolo auspicato dal Procuratore Generale Nino Gatto, non è stato e non sarà mai scritto, perché il fatto non sussiste. La bomba atomica Spatuzza, le dichiarazioni di Giuffrè, la supertestimonianza di Ciancimino junior e tutto l’apparato di manipolazione dei collaboratori di giustizia è stato pesato dalla Corte d’Appello per quello che è: una marea di minchiate e contraddizioni. Con buona pace dei tanti giustizialisti che non riusciranno a rassegnarsi all’idea, pur gioendo della condanna, e che ovviamente non cambieranno posizione, perché il concetto “il fatto non sussiste” è assai scomodo e potrà dunque essere omesso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Certo, resta la condanna a sette anni, ma con le accuse più gravi ormai stralciate la strada verso un’assoluzione piena in Cassazione sembra più percorribile. Marcello Dell’Utri ha definito la sentenza “pilatesca”: da un lato assolve dalla gravissima accusa di collisione politica, da un altro preserva un alto margine di condanna per dei fatti già smontati dalla difesa, dati e date alla mano. Ma più che dell’ignavia di Ponzio Pilato, qui si dovrebbe parlare dell’opportunità per la Corte d’Appello di non sconfessare in pieno quindici anni di indagini della Procura di Palermo. Quasi un contentino concesso al PG Nino Gatto in attesa di passare la patata bollente alla Cassazione, per la quale serviranno ben più che dichiarazioni contraddittorie, supposizioni e falsi storici già smontati dalla difesa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Non bisogna d’altronde tralasciare il contesto in cui è nato e cresciuto Dell’Utri: ipotizzare che chi ha vissuto nella Palermo degli anni ’50 non abbia mai avuto contatti con esponenti di Cosa Nostra è fantasticare stupidamente. Il vero problema è che per avallare<span> </span>l’istituto del concorso esterno in associazione mafiosa bisogna considerare i reali contributi dati dall’esterno alle strategie dell’associazione, non la partecipazione ai matrimoni, gli appuntamenti in agenda o i contatti con esponenti della cosca, atteggiamenti che di fatto non rendono l’imputato mafioso a sua volta. Ma adesso non resta che aspettare tre mesi per leggere le motivazioni di una condanna a metà, leggere per capire, approfondire e difendersi, in attesa che con il terzo grado di giudizio arrivi il definitivo punto e basta, nel bene o nel male.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Nel frattempo possiamo considerare il Presidente Berlusconi come il grande assolto di questo processo: demolito il castello dei collaboratori di giustizia, le accuse di collusione politica tra Forza Italia e Cosa Nostra si sgretolano, perché per la Corte d’Appello di Palermo “il fatto non sussiste”. Un primo boccone che molta gente dovrà mandare giù in fretta, per non correre il rischio di strozzarsi quando sulla vicenda si esprimerà anche la Corte Suprema di Cassazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Il nostro no al correntismo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L’apparente stato di confusione in cui verte la maggioranza sta spaventando molti dei suoi componenti. Negli ultimi tempi nel Pdl è iniziata una corsa alla creazione di fondazioni e associazioni. Una strana tendenza inaugurata dal Presidente della Camera che attraverso una fondazione promuove le sue battaglie politiche smarcandosi dalla linea del partito. Sembrerebbe che l’equipaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’apparente stato di confusione in cui verte la maggioranza<span> </span>sta spaventando molti dei suoi componenti. Negli ultimi tempi nel Pdl è iniziata una corsa alla creazione di fondazioni e associazioni. Una strana tendenza inaugurata dal Presidente della Camera che attraverso una fondazione promuove le sue battaglie politiche smarcandosi dalla linea del partito. Sembrerebbe che l’equipaggio della nave/partito, al primo allarme di avaria abbia scelto di costruirsi le scialuppe di salvataggio piuttosto che impegnarsi nel riparare la falla. Scappare di fronte al pericolo è cosa poco nobile, meglio scegliere di affrontare le difficoltà a testa alta. Il Buongoverno ha scelto questa strada. Con una storia decennale di associazionismo culturale alle spalle e dopo la scelta di confluire nel grande popolo dei moderati italiani il Buongoverno prosegue il suo percorso di costruzione e difesa della cultura politica di centro-desta. Fare correntismo nel Pdl significa snaturare un partito che vuole unire e non dividere. Unire sotto una serie di valori inattaccabili che ci proponiamo di sviluppare grazie all’attivismo delle migliaia di soci militanti sparsi sul territorio italiano. Dispiace leggere in questi giorni sui giornali il nostro nome accostato alla parola “corrente”. Noi non vogliamo perderci in rivoli e reflussi, usando una metafora acquatica, ma vogliamo essere il letto che guida il percorso del fiume. Il nostro contributo è finalizzato a offrire spunti e idee per arricchire le proposte politiche del Pdl, per offrire un sostegno di principi stabili a un partito che vorremmo scrivesse la storia del nostro Paese per i prossimi anni. I Circoli del Buongoverno sono il primo vero movimento nato per costruire un solido dialogo tra il partito (Forza Italia prima e il Pdl adesso) e gli elettori. La nostra storia iniziata nel 1999 è ben più lunga di quella di tutti i gruppi di ogni genere nati intorno al Pdl, dai Circoli della libertà, ai promotori della libertà, ai Club della libertà<span> </span>e testimonia la nostra convinta dedizione alla causa dei moderati italiani. Qui oggi desideriamo schierarsi dalla parte del Presidente Berlusconi a difesa di una struttura partitica democratica ma non frammentaria e confusionale, ribadendo che rifiutiamo qualsiasi logica di corrente e ci schieriamo a difesa di un Pdl forte e unito.</p>
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		<title>Il “nuovo Dadaismo” e l’Arte “shock” di McCarthy</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Matilde Scaramellini
Il Dadaismo è un movimento artistico che nasce in Svizzera nel XX secolo e più esattamente durante il periodo della prima guerra mondiale (1915-1918). A Zurigo un gruppo di intellettuali tra cui Marcel Duchamp e Max Ernst, discutevano al Cabaret Voltaire di quest&#8217;arte nuova,volta a stupire con manifestazioni inusuali e provocatorie, così nacque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>Matilde Scaramellini</strong></em></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Calibri;">Il Dadaismo è un movimento artistico che nasce in Svizzera nel XX secolo e più esattamente durante il periodo della prima guerra mondiale (1915-1918). A Zurigo un gruppo di intellettuali tra cui Marcel Duchamp e Max Ernst, discutevano al Cabaret<span> </span>Voltaire di quest&#8217;arte nuova,volta a stupire con manifestazioni inusuali e provocatorie, così nacque il movimento. « Dada non significa nulla. E&#8217; solo un prodotto della bocca. »come diceva il manifesto dei Dadaisti e, già in ciò vi è una prima caratteristica del movimento: quella di rifiutare ogni atteggiamento razionalistico. Il rifiuto della razionalità è ovviamente provocatorio e viene usato per abbattere le convenzioni borghesi intorno all&#8217;arte,per fare ciò non vi è timore di cadere nel sacrilego.</span></p>
<p class="Normal" style="margin: 0cm 3.95pt 16pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Calibri;">Fine ultimo: distruggere l&#8217;arte,per poter ripartire con una nuova concezione di essa, non più sul piedistallo dei valori borghesi ma coincidente con la vita stessa e non separata da essa. Un&#8217;opera d&#8217;arte può essere qualsiasi cosa, quindi come conseguenza nulla è arte.<span> </span>In una tale ottica non conta più l’abilità manuale dell’artista, ma le idee che riesce a proporre. Infatti, il valore dei «ready-made» è solo nel messaggio. Nelle scioccanti installazioni di<span> </span>Paul McCarthy ,artista Statunitense,non si può non cogliere una nuova forma di dadaismo,ancora più spietata e blasfema: il sesso diventa parodia, il sangue ketchup, gli escrementi cioccolato e il mondo vero la sua riproduzione in silicone rosa. Nel suo “circo”,come lui stesso lo definisce,è la vita dello spettacolo (e viceversa) messa in scena no stop ;il vero si confonde col finto, la realtà con la recitazione, il dramma con la farsa. Pronto a mettere in ridicolo persino un presidente Americano,che vediamo in una delle sue ultime sculture “alle prese” con un maiale, McCarthy<span> </span>da uno “scossone” a<span> </span>Milano,che fino al 4 di Luglio ospita<span> </span>a<span> </span>Palazzo Citterio “l’isola dei porci”. «Non saprei dire se è la riproduzione esatta del mio studio di Los Angeles o se, viceversa, è proprio l’Isola dei porci che diventa il mio studio di Los Angeles. Si tratta di un lavoro in progress, ovvero la trasformazione del mio studio, da sette anni a questa parte, in una performance che parla del processo della scultura». McCarthy di sicuro non ha timore di oltrepassare i limiti del “politicamente corretto”; lo dimostrano le sculture di personaggi famosi o appunto di politici dai tratti enfatizzati, d’altronde come afferma provocatorio «Miki Mouse, Donald Duck, Michael Jackson, qualsiasi celebrità sarebbe stata lo stesso: sono tutte false, come il sangue che si vede al cinema».</span></p>
<p class="Normal" style="margin: 0cm 3.95pt 16pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Calibri;">L&#8217;inno anarcoide dell&#8217;arte odierna suscita varie gamme di sensazioni, ma sempre proiettate allo sberleffo, con modulazioni che variano dalla smorfia trattenuta dallo sgomento per una verità inconfessabile, alla risata sarcastica e liberatoria. In un’epoca dove ogni limite d’espressione è stato abbattuto non è forse poco saggio oltre che anacronistico volgere solo in questa direzione sempre più crudele e disincantata?</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Calibri;">L’arte di McCarthy dimostra che scioccare è ancora facile, ma impressionare è tutt’altra faccenda.</span><!--EndFragment--></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>L’Immigrazione, un fatto irreversibile</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 18:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Vidal Silva
La storia dell’uomo è una storia d’immigrazione ed è grazie a questo processo che oggi i popoli dell’occidente hanno raggiunto il loro benessere consolidando al meglio le conoscenze ed esperienze di vita delle diverse culture che l’hanno forgiato.
L’immigrazione come processo in realtà non si è mai fermata, sopratutto oggi di fronte a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>Vidal Silva</strong></em></p>
<p>La storia dell’uomo è una storia d’immigrazione ed è grazie a questo processo che oggi i popoli dell’occidente hanno raggiunto il loro benessere consolidando al meglio le conoscenze ed esperienze<span> </span>di vita delle diverse culture<span> </span>che l’hanno forgiato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L’immigrazione come processo in realtà non si è mai fermata, sopratutto oggi di fronte a una globalizzazione dove ormai le frontiere economiche sono state abbattute e purtroppo la concezione di frontiere fisiche per gli uomini in contrasto alla nuova concezione globale s’innalzano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L’Italia che noi vediamo oggi, non è la stessa di vent’anni fa, ne sarà la stessa fra vent’anni. La nostra società vive in continuo mutamento, oggi, al di là del parlare d’integrazione, non ci rendiamo conto che stiamo andando verso una fusione culturale<span> </span>che darà una nuova faccia al nostro paese dovuta alle dinamiche che si sono innescate in questo processo irreversibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Noi stessi limitiamo la nostra libertà come cittadini quando ci fermiamo alla superficialità con la quale molte volte viene<span> </span>trattato qualsiasi argomento attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Nella ricerca di una verità costante ci perdiamo e molte volte siamo schiavi della nostra ignoranza e pregiudizio.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il Papa Giovanni Paolo II<span> </span>ci diceva “Non abbiate paura”, messaggio profondo a una società globale che sta cambiando a passi accelerati; “Non abbiate paura” sopratutto alla nostra classe<span> </span>politica che ha la responsabilità di delineare la nostra convivenza come cittadini.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Molte volte centriamo l’attenzione e generalizziamo<span> </span>parlando di clandestinità, quasi come a dire<span> </span>che è l’ origine di tutto il male della nostra società. Se esistono clandestini in Italia è perchè il sistema del lavoro lo permette: lo smodato abuso di lavoro nero da parte delle imprese è un grande stimolo dei flussi migratori verso l’Italia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Sta al nostro governo l’onere di risolvere con coraggio il problema, non l’effetto ma la causa. Ai cittadini provenienti da altri paesi interessa poco la politica o le ideologie dei<span> </span>partiti. Lo straniero cerca di realizzare e costruire una nuova<span> </span>vita in questo meraviglioso paese<span> </span>e per questo vuole solo ottenere le condizioni necessarie per integrarsi nella nostra società. Molti vengono da paesi che hanno vissuto la dittatura, altri da paesi<span> </span>ex comunisti altri da paesi dove in nome del popolo e per il popolo<span> </span>sono commesse<span> </span>grandi<span> </span>ingiustizie. Tutti gli immigranti sono conseguenza dell’ incapacità dei governanti<span> </span>dei loro paesi di origine di garantire benessere e futuro per i loro figli.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L’immigrazione è vista più come un problema che come risorsa e beneficio per la crescita e la prosperità del nostro paese. Se pensiamo alle migliaia di persone che ogni mattina si alzano e vivono condividendo gli stessi problemi che abbiamo tutti: dal prendere i mezzi allo stare dietro ai ritmi della nostra <em>gran Milan.</em><span style="font-style: normal;"> Pensiando alle scuole, dove oggi i nostri figli stanno crescendo in maniera naturale convivendo serenamente nella diversità; pensando alle case di cura, e agli ospedali dove siamo tutti soltanto uomini e donne possiamo solo dire che in realtà non parliamo di un problema ma soltanto di poca conoscenza delle dinamiche che sono in atto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Molti cittadini stranieri che sono arrivati in Italia da pochi o molti anni investono il loro tempo e si riuniscono per dar vita<span> </span>a migliaia di associazioni che difendono diversi interessi: questo è un segnale più che positivo che sta a indicare una voglia di rendersi<span> </span>partecipi<span> </span>in maniera attiva per agevolare un processo d’integrazione, contribuendo a far conoscere le loro culture</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L’immigrazione, meglio dire la nuova faccia del nostro paese, la vediamo nelle strade, nel commercio,nelle migliaia imprese che oggi sono nate per vendere prodotti e servizi a questo mercato emergente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Se ben è vero che ogni testa è un mondo, non si può continuare a vivere nel nostro paese come in un grande universo, ma tutti come parte di un solo corpo, l’Italia. E in atto<span> </span>una nuova consapevolezza di senso di appartenenza sempre Italiano ma più ricco, e tutti noi ne siamo parte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Conoscere per capire, capire per agire. Agire nell’interesse collettivo per rendere la nostra Italia sempre più libera, giusta e solidale con parità di opportunità a favore di uno sviluppo partecipativo integrale di tutti<span> </span>e per tutti.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><!--EndFragment--><em><strong><strong></strong></strong></em></p>
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		<title>Tentazioni extraparlamentari</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Davide Giacalone
Luca Cordero di Montezemolo ha ragione: non ci si può solo lamentare. Ma neanche si può campare d’annunci. L’Italia mostra una drammatica carenza di classe dirigente, di cui è segnale anche il continuo prendersela (avendone mille ragioni) con la politica e con i politici, cercando di far credere che tutti gli altri sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>Davide Giacalone</strong></em></p>
<p>Luca Cordero di Montezemolo ha ragione: non ci si può solo lamentare. Ma neanche si può campare d’annunci. L’Italia mostra una drammatica carenza di classe dirigente, di cui è segnale anche il continuo prendersela (avendone mille ragioni) con la politica e con i politici, cercando di far credere che tutti gli altri sono vittime o innocenti spettatori. Non è così, e la fuga dalle responsabilità è un termometro di pochezza. Cerchiamo di capire quel che succede.<br />
Abbiamo ricordato al capo della maggioranza che non si può, dopo anni di governo, annunciare l’impotenza a causa della struttura costituzionale, perché c’è del vero, ma è per cambiare quel che non va che gli elettori lo votano, mica per averne un resoconto quinquennale. Ricordiamo insistentemente alla sinistra, a quella che non s’è venduta l’anima e il cervello al giustizialismo, che non può limitarsi a rendere difficile la vita del governo, come pure ha diritto di fare, ma deve mettere a punto anche qualche idea “per”, non solo e sempre “contro”, che deve riflettere sull’Italia e sul futuro, non galleggiare sull’antiberlusconismo. Ricordiamo, adesso, a Montezemolo, che non significa un accidente dire che si devono mettere i soldi nella ricerca, a favore della scuola e della meritocrazia. E’ un pensiero a contenuto zero, sotto vuoto spinto.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Times;">La spesa per la ricerca, in Italia, è scandalosamente bassa, ma quella delle imprese private, rispetto agli altri Paesi europei, lo è ancora di più. Egli è stato, per due mandati, presidente di Confindustria, forse dovrebbe articolare un pensiero un filo più strutturato. Il sistema formativo italiano ha zone d’eccellenza e risultati disperanti. Confindustria finanzia università private e Montezemolo ne presiede una, forse si potrebbe dire qualche cosa di meno generico, come, ad esempio, che va cancellato il valore legale del titolo di studio, aprendo il mercato alla concorrenza. La meritocrazia è cosa bellissima, perché premia i migliori, ma ha anche un risvolto: penalizza i peggiori. Vale nel mercato, non solo sui banchi di scuola, ma mentre secondo me le imprese che non sanno competere devono fallire, e in fretta, secondo gli industriali molte di queste iniziative fuori mercato vanno salvate, aiutate, protette, disapplicando la meritocrazia. Allora, vogliamo parlarne, di queste cose, o ci si limita al politichese? Del tipo: scendo in campo, salgo sul ring o mi butto nella vasca.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Times;">Non voglio essere frainteso: riterrei estremamente utile e importante che Montezemolo, come altri, avanzasse la propria candidatura ad essere classe dirigente. Ma deve farlo in modo chiaro e che risulti utile alla collettività, mentre ho l’impressione che, in queste settimane, si stia giocando una partita del tutto diversa. Il tema è sempre lo stesso: Berlusconi prende la maggioranza dei voti e, quindi, secondo quanto prevede la democrazia, tocca a lui governare, ma egli è inadatto, secondo alcuni, o non legittimato, secondo altri, quindi si deve trovare una soluzione che prescinda dalla conta dei voti. E’ un’impostazione pericolosa, che abbiamo già scandagliato rispetto all’uso del passato e della giustizia (chiedendoci come mai Carlo Azelio Ciampi abbia ritenuto di ritrovare la smarrita memoria, circa le stragi di mafia). Vediamone, adesso, lo svolgimento più pubblico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Times;">Di seguito i fatti da mettere in fila. A. La magistratura sta indagando sugli affari legati ai lavori pubblici. Non so dove arriveranno e non mi sposto d’un capello dalla presunzione d’innocenza, però l’indagine ha già fatto cadere un ministro, travolto dalla sua stessa pochezza. B. Il governo si sta facendo del male, ponendo la questione di fiducia su una legge che sarà inutile e gli si ritorcerà contro, quella sulle intercettazioni. C. Ha anche presentato un decreto contenente urgenti misure economiche, annunciando, però, non solo di essere disposto, ma di ritenere opportuno cambiarlo. D. La Banca d’Italia ha fatto sapere che i saldi di quel decreto sono una buona cosa, ma che, sia nel caso li si tocchi, sia in quello che la crisi s’incrudelisca, sarà necessario un secondo intervento. E. I tagli contenuti nel decreto, e relativi alle regioni, hanno fatto dire a Roberto Formigoni, governatore della più grande e ricca regione del nord, che il federalismo fiscale va a farsi benedire, aprendo così una crepa nella componente settentrionale della maggioranza. F. Quella meridionale è già spappolata, vivendo in attesa o di salvataggi (come la Campania) o di sentenze (come la Sicilia), comunque vivendo la vigilia di una rottura. G. Giuseppe Pisanu, che non vive in un momento di grazia dentro il centro destra, ma neanche è l’ultimo degli arrivati, parla esplicitamente di governo di solidarietà nazionale. H. Il presidente del Consiglio ha offerto al presidente di Confindustria di entrare al governo, ricevendo un rifiuto, mentre dalle assemblee confindustriali si proclama la necessità di andare al governo. I. La crisi genera malcontento, è ovvio, ma le buffonate sulle province o sui costi della politica alimentano il risentimento. L. A fronte di tutto questo l’opposizione parlamentare è praticamente inesistente, attardata a schiamazzare sul bavaglio e sulla fine della libertà, che sono delle emerite scemenze, insufflate dai professionisti del giustizialismo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Times;">Osservate questa fila di fatti, aggiungete che lo stesso Berlusconi parla di inferno costituzionale, e domandatevi dove ci porta: da nessuna parte, o verso una soluzione politica che non sia parlamentare, che non nasca dalle forze che gli italiani hanno (sempre meno numerosi, ma pur sempre in grandissima maggioranza) votato. Ecco, questa è una deriva limacciosa. Ed è quello che, oggi, m’è sembrato utile segnalare.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>La più grande saggezza politica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[di D. Massimo Lappone O.S.B.

Che la situazione nazionale e mondiale sia preoccupante è sentimento comune, e molti esprimono il proprio giusto sdegno e il proprio rammarico per le inadempienze o per le colpe dell’una o dell’altra parte. Forse però l’attenzione è meno viva per le dimensioni invisibili e pure assai più delle altre determinanti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di<strong> D. Massimo Lappone O.S.B.<br />
</strong></em></p>
<p>Che la situazione nazionale e mondiale sia preoccupante è sentimento comune, e molti esprimono il proprio giusto sdegno e il proprio rammarico per le inadempienze o per le colpe dell’una o dell’altra parte. Forse però l’attenzione è meno viva per le dimensioni invisibili e pure assai più delle altre determinanti dei destini delle persone, delle famiglie e dei popoli.<br />
Del filosofo Francesco Bacone si sottolinea sempre il messaggio empirico e progressista, ma troppo spesso si dimentica l’aspetto religioso del suo pensiero. Tra l’altro, ispirandosi al testo biblico di Abacuc nel quale il profeta stigmatizzava quegli uomini che adoravano i propri strumenti di pesca perché con essi si procuravano il cibo, egli scrive: “Coloro che hanno attribuito tutto alle loro capacità ed attività, alle cause prossime ed apparenti, e, come dice il profeta, ‘hanno immolato alle loro reti’ (Ab 1, 16), sono stati politici inetti e ciarlatani, ed incapaci di grandi azioni.”<br />
Ma se non si attribuisce il merito o il demerito degli avvenimenti politici alle capacità e alle attività proprie od altrui, a quali cause remote e non apparenti bisognerà risalire?<br />
Che Agamennone prima della guerra di Troia sacrificasse la propria figlia agli dei per propiziarseli appare oggi una truce superstizione. Non così però il rifiuto di un certo re di dare ad Ulisse, per la stessa guerra, un potentissimo veleno di serpente “per timore degli dei eterni.” Oggi chi si vanta di avere più degli empi occidentali il sacro timore di Dio, non ragiona allo stesso modo riguardo a mezzi infinitamente più spaventosi del veleno di serpente - e dimostra così di essere né più né meno un discepolo degli odiati occidentali e della loro empietà.<br />
Con questa logica gli adoratori delle proprie reti hanno dimenticato che le mani che le adoperano sono mosse da una volontà, la quale agisce secondo le sue più radicate convinzioni e passioni, sulla cui elaborazione non è indifferente la presenza o l’assenza del timor di Dio. Se il culto dovuto a Dio lo si dà alle reti è perché con le reti di fa buona pesca. Così quel desiderio di appagamento indefinito che alberga nel cuore di ogni uomo, anziché rivolgersi al vero Dio, attraverso le reti si proietta sui beni di questo mondo, che siano il petrolio o l’orgoglio nazionale o razziale. E allora, come si dice, “gli affari sono affari” e “la guerra è guerra”!<br />
Ancor’oggi nella nostra lingua si dice: “Dio ce la mandi buona!” Ma le parole rimangono ormai senza eco nell’animo dell’uomo o del politico secolarizzato. Sono lontani i tempi in cui l’Imperatore di Bisanzio si raccomandava alle preghiere di Antonio il Grande, o di Giovanni di Licopoli, o di Simeone o di Daniele stiliti. Per millenni l’umanità, di fronte alle grandi minacce che sfuggono al controllo degli uomini, ha rivolto lo sguardo di là dalla terra, cadendo spesso nella superstizione, certamente. Ma già al suo tempo Newman osservava che in un certo senso la superstizione è migliore dell’empietà, anche inconfessata, che sorride scioccamente sugli abissi del cuore umano.<br />
Ognuno è libero di credere o meno alla potente intercessione della Madre di Dio, ma in ogni caso non può negare che, con mirabile adempimento della profezia evangelica: “tutte le generazioni mi chiameranno beata”, presso tutti i popoli della terra innumerevoli schiere di fedeli, non solo cristiani, si raccomandano a lei nei pericoli pubblici e privati. Ancor’oggi a Bologna si celebra ogni anno l’intervento prodigioso di Maria che, nel secolo XV, pose fine a una devastante alluvione. Superstizione o no, la devozione dei popoli è un fatto storico verificabile, e almeno in parte è verificabile anche l’effetto ammansente e civilizzatore di essa.<br />
Lo storico onesto, razionalista o meno, non può non riconoscere che milioni di persone, dal tempo di La Salette, di Lourdes, di Fatima e ora di Medjugorie hanno creduto in un intervento della Madre di Dio in vista degli scellerati avvenimenti dei nostri tempi, e conseguentemente si sono impegnati ad una pratica di preghiera, di ascesi, di riforma di vita, di apostolato per scongiurare i mali incombenti sul mondo. E stranamente nella più celebre della recenti apparizioni la Madonna si definisce “Regina della pace” e dichiara di voler salvare il mondo dalla dissennata guerra moderna. Con quali mezzi? Non con le polemiche o le strategie politico-economiche, ma con la conversione, il digiuno e la preghiera.<br />
Che non sia proprio questa la superiore saggezza politica invocata da Francesco Bacone?</p>
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		<title>Paradossi contemporanei: i vecchi comunisti paladini del laissez faire e i vecchi capitalisti prigionieri dell’assistenzialismo.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 17:41:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello Gamberale Paoletti
Lo sviluppo storico degli ultimi 40 anni ci ha guidato verso un paradosso politico economico curioso se non preoccupante. Il capitalismo del libero mercato, assoluto vincitore della competizione tra sistemi degli ultimi due secoli occidentali, si sta rivelando per la vecchia Europa un nemico pericoloso e spietato. Il puro laissez faire, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di<strong> Marcello Gamberale Paoletti</strong></em></p>
<p>Lo sviluppo storico degli ultimi 40 anni ci ha guidato verso un paradosso politico economico curioso se non preoccupante. Il capitalismo del libero mercato, assoluto vincitore della competizione tra sistemi degli ultimi due secoli occidentali, si sta rivelando per la vecchia Europa un nemico pericoloso e spietato. Il puro <em>laissez faire</em><span style="font-style: normal;">, tanto in voga nel diciannovesimo secolo nei paesi anglofoni, si è evoluto negli ultimi cento anni in un sistema politico-economico-sociale complesso, ingessato e costoso. L’ironia della sorte ha contemporaneamente voluto che il più grande dominio comunista della storia stia diventando (sia diventato) la patria della libera concorrenza mercantile. Sembra uno scambio<span> </span>delle parti, chi era dalla parte del capitale si è rovinato per tutelare i diritti sociali e chi era dalla parte dei proletari ha deciso di spremerli all’osso per produrre capitale. Ma dove sta la logica? Chi ha ragione? Che modello vincerà?</span></p>
<p class="MsoNormal">L’evoluzione sociale vista in occidente è stata frutto e seme di un’importante evoluzione morale dei popoli europei. L’acquisita imprescindibilità dei diritti sociali, la loro difesa e la loro promozione è una conquista per l’intera umanità. Ma l’esasperazione dell’assistenzialismo è il cancro dei moderni welfare state. Paesi come la Cina e l’India sono lontani dal riconoscere l’importanza dei diritti umani ma nel mondo globalizzato che conosciamo oggi si impongono a mani basse.</p>
<p class="MsoNormal">Saranno quindi i “cattivi” a vincere? Ci auguriamo di no e sembrerebbe che la crisi economica abbia finalmente convinto i governi degli “ex” Grandi ad agire per salvare capra e cavoli. Ai diritti sociali non si può più rinunciare, bisogna però trovare un equilibrio che alleggerisca gli oneri statali dei moderni welfare state e che imponga regole a chi fa finta di niente inseguendo sogni di ricchezza (governi e speculatori finanziari). Sono processi lenti e politicamente complicati, però finalmente si è iniziato un doloroso percorso. Ci voleva la minaccia del fallimento dell’euro ma ci siamo arrivati. Questi provvedimenti ci salveranno dalla bancarotta ma non ci restituiranno competitività sui mercati internazionali, per quello bisognerà aspettare che la storia dei paesi che ci fanno concorrenza sleale faccia il suo corso. L’occidente può poco o niente rispetto alle regolamentazioni del lavoro di paesi terzi, può solo augurarsi che i cittadini di questi paesi facciano la debita pressione dall’interno perché si rispettino i diritti umani e si introducano più diritti sociali.</p>
<p class="MsoNormal">Staremo a vedere cosa succederà, intanto, nell’attesa che gli eccessi di ciascuno vengano curati, rimbocchiamoci le maniche perché il lavoro è lungi dall’essere finito.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Cina: quando lo sviluppo rimane un miraggio</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 14:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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di Claudia Astarita
La Cina ha bisogno di sviluppare l’ovest, ma anche il nord, il sud, e tutte le altre zone del Paese in cui l’industrializzazione massiccia non è ancora arrivata.
Il classico modello di sviluppo cinese prevede un impegno in prima persona delle autorità locali e centrali nel fornire le infrastrutture necessarie ad attirare gli investimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7208" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px;"><a rel="attachment wp-att-7208" href="http://www.ilcircolo.mi.it/?attachment_id=7208"><em><strong></strong></em><img class="size-large wp-image-7208" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2010/05/operai-migranti-large.jpg" alt="Cina (Credits: LaPresse)" width="500" height="300" /></a></div>
<p><em>di <strong>Claudia Astarita</strong></em></p>
<p>La Cina ha bisogno di sviluppare l’ovest, ma anche il nord, il sud, e tutte le altre zone del Paese in cui l’industrializzazione massiccia non è ancora arrivata.</p>
<p>Il classico modello di sviluppo cinese prevede un impegno in prima persona delle autorità locali e centrali nel fornire le infrastrutture necessarie ad attirare gli investimenti di imprenditori cinesi e stranieri in aree fino a poco tempo prima economicamente poco attraenti. Talvolta, però, può succedere che il mancato coordinamento tra gli attori coinvolti nel progetto di sviluppo trasformi investimenti potenzialmente redditizi in fonti di perdite colossali.</p>
<p>Nella Mongolia Interna, quello che avrebbe dovuto essere il motore della ripresa economica dell’intera regione, si è rivelato un terribile flop. A causa proprio dei cattivi rapporti tra politici locali e amministratori centrali: i secondi avevano bocciato il progetto, i primi lo hanno portato avanti ugualmente spendendo tutte le risorse della comunità che ora si trova a fare i conti con una città fantasma in cui non potrà mai trasferirsi.</p>
<p>Ci troviamo nei pressi di Quingshuihe.<strong> Gli operai stanno portando via gru, trattori e sacchi di cemento</strong>. E non perché hanno finito di costruire quello che era stato loro commissionato, ma perché nessuno è più in gradi di pagare i loro salari, quindi meglio andare a lavorare altrove. I cittadini, a loro volta, si sono definitivamente rassegnati a vivere nella ‘<strong>Quingshuihe vecchia</strong>’, ma sono arrabbiati con i politici della zona che hanno letteralmente prosciugato le risorse comunali e quelle della popolazione, chiamata a investire parte dei propri risparmi in questo progetto di rinnovamento economico che, ormai, non ha più nessun futuro.</p>
<p>Pechino lo aveva detto: l’investimento era troppo costoso e mal progettato. I politici di Quingshuihe non hanno voluto ascoltare la capitale, e ora non sanno più che fare: nessuno è disposto a rilasciare dichiarazioni sulla quantità di fondi bruciata nel progetto ‘nuova Quingshuihe’, ma la comunità locale è consapevole che l’attuale bancarotta la farà tornare indietro di almeno dieci anni. E il rinnovamento economico in questa zona potrebbe rimanere per sempre un miraggio.</p>
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		<title>L&#8217;Accademia del Buongoverno</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[L'Accademia]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova edizione del periodico dei Circoli &#8220;L&#8217;Accademia del Buongoverno&#8221; uscirà il 5 luglio
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova edizione del periodico dei Circoli &#8220;L&#8217;Accademia del Buongoverno&#8221; uscirà il 5 luglio</p>
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		<title>Di Pietro, verità bugiarde: per lui niente regole</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gamberale Paoletti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo De Manzoni
Antonio Di Pietro è straordinario. Sia detto senza ironia e nel senso più letterale del termine: fuori dal comune. Negli anni è riuscito, infatti, a fabbricare e a far accettare alla maggior parte degli organi di informazione due realtà, governate da regole assolutamente in antitesi tra di loro. Una si applica all’universo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di </em><strong><em>Massimo De Manzoni</em></strong></p>
<p>Antonio Di Pietro è straordinario. Sia detto senza ironia e nel senso più letterale del termine: fuori dal comune. Negli anni è riuscito, infatti, a fabbricare e a far accettare alla maggior parte degli organi di informazione due realtà, governate da regole assolutamente in antitesi tra di loro. Una si applica all’universo mondo; l’altra a Tonino e ai suoi (pochi) amici.<br />
Ieri il leader della sedicente Italia dei valori ne ha fornito  l’ennesimo esempio. Attaccato dal <em>Corriere della Sera</em> che, con qualche anno di ritardo, gli chiedeva conto di alcune delle innumerevoli ombre che caratterizzano il suo multiforme percorso, l’ex magistrato più famoso d’Italia ha preso carta e penna e si è esibito in uno dei suoi pezzi forti: la risposta perentoria-omissiva. Una lunga spataffiata piena di mezze verità. Qualche esempio a caso.</p>
<p class="xtesto_notizie">«Non sono affatto stato convocato dai magistrati di Firenze con “tanto di apposito decreto di notifica”», scrive il Tonino nazionale. Sembra una smentita senza possibilità di replica, in realtà è un trucco verbale. La traduzione è: «Sono stato convocato, ma NON con apposito decreto». Peccato che Di Pietro, il giorno che era stato interrogato in merito ai suoi rapporti con la «cricca», avesse sbandierato ai quattro venti tutt’altra versione: «Mi sono presentato spontaneamente, sono un testimone d’accusa». Notare che questa figura nel processo italiano non esiste, l’ex pm l’ha presa pari pari dai telefilm americani ma, salvo pochissime eccezioni, la stampa di cui tanto si lagna gliel’aveva data per buona. Oggi, nel suo modo contorto, ammette che era una bufala.</p>
<p class="xtesto_notizie">«Non è affatto vero che io mi sia laureato in modo anomalo», proclama il Grande Moralizzatore, specificando di aver concluso l’università nei quattro anni previsti. Già, ma l’anomalia era un’altra: aver sostenuto in appena 32 mesi ben 22 esami, tra i quali diritto privato, diritto pubblico, diritto amministrativo. Un’impresa al limite dell’umano, chiedere per conferma a qualsivoglia studente di Giurisprudenza.</p>
<p class="xtesto_notizie">«Le accuse circa i miei presunti favori ricevuti da Pacini Battaglia, da Antonio D’Adamo e da Giancarlo Gorrini sono state tutte smontate dai giudici di Brescia». Certo, gli ex colleghi sono stati benevoli con Di Pietro. Ma ciò non toglie che quei favori dai suoi inquisiti (soldi a tranche di 100 milioni, pied à terre a disposizione, incarichi e consulenze per parenti e amici e via elencando) non sono affatto «presunti». Ci sono stati, sono agli atti: «Fatti specifici che oggettivamente potevano presentare connotati di indubbia rilevanza disciplinare», è scritto nella sentenza.</p>
<p class="xtesto_notizie">E qui siamo al cuore del problema. Delle sentenze Di Pietro (così come il suo aedo Travaglio, che anche ieri sul Fatto quotidiano si è lanciato in una incespicante difesa dell’eroe) prende quel che gli fa comodo. Se, come in questo caso, dà ragione a lui, allora va bene il risultato finale: sono stato assolto, inutile andare a vedere i dettagli. Se invece l’assoluzione di altri non gli garba, allora eccolo spaccare il capello in quattro, scavare nei dispositivi alla ricerca della parolina accusatoria. O dare del corruttore a persone in realtà mai condannate per corruzione.</p>
<div class="testo_articolo_dimensione">
<p class="xtesto_notizie">È il sistema Di Pietro: giustizia sommaria per gli avversari, ipergarantismo per se stesso. Ha fatto la tricoteuse ai piedi della ghigliottina mentre i giornali facevano sfilare chiunque fosse venuto a contatto con la «cricca». Quando è toccato a lui, interrogato a Firenze, ha fatto il furbo. Ma quando la lista Anemone gli è entrata, è il caso di dirlo, in casa, con gli appartamenti di Propaganda Fide assegnati al suo braccio destro Silvana Mura e al giornale del suo partito, allora Tonino-Robespierre è esploso. E si è rifugiato nella sua seconda vita.</p>
<p class="xtesto_notizie">«Se l’informazione dei quotidiani nazionali è di così bassa lega allora non vale la pena pagare un solo cent né per stamparli né per comprarli», ha tuonato l’uomo che va in piazza per difendere l’informazione libera. «Querelo!», ha strillato il recordman delle querele ai giornali che per protestare contro la querela a un giornale (ma l’aveva fatta Berlusconi a Repubblica&#8230;) ha fatto processare l’Italia al Parlamento europeo.</p>
<p class="xtesto_notizie">«Se la notizia è falsa e ad essa si dedicano pagine, approfondimenti e commenti, la responsabilità va ricondotta sia a chi dirige questi giornali sia a chi dirige i direttori dei giornali», ha scritto il paladino della libertà di stampa di cui sopra. Ma chi lo dice che la notizia è falsa? Perché se l’architetto Zampolini parla di casa Scajola è un evangelista, mentre se parla di casa Mura è un volgare mentitore? E perché i quotidiani che fino a ieri Tonino definiva «minacciati dalla legge bavaglio» dovrebbero tacere proprio quell’informazione e non altre?</p>
<p class="xtesto_notizie">Ma il capolavoro dipietresco deve ancora arrivare. Gustatelo in tutte le sue doppiopesistiche sfumature: «È in malafede chi accomuna la mia situazione, di pura diffamazione, a quella di persone le cui accuse devono sì essere provate in un tribunale, ma sono largamente documentate da intercettazioni e testimonianze incrociate». Intercettazioni come quella degli «incriccati» Fusi e Bartolomei che tirano in ballo l’ex ministro Di Pietro. Testimonianze come quella di Zampolini che parla delle case Anemone per l’Idv. Ma dimenticavamo: qui siamo nell’altra realtà, quella dove il sospetto non è l’anticamera della verità, quella dove i giornali devono mettersi il bavaglio da soli. La realtà che vale solo per Tonino e C.</p>
</div>
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