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	<title>Il Circolo del Buongoverno di Milano &#187; Marco C.</title>
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	<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:38:03 +0000</pubDate>
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		<title>La sottile differenza tra arrivismo e attivismo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[In relazione all&#8217;articolo pubblicato sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; il 19 novembre, sulle Fondazioni interne al Popolo della Libertà, il Circolo del Buongoverno di Milano tiene a precisare quanto segue.
Il giornalista Mattia Feltri, autore dell&#8217;articolo in questione, dopo aver confuso il naturale dibattito all&#8217;interno di un movimento che mira ad essere maggioranza nel paese con picconate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify">In relazione <span style="color: #000000;">all&#8217;</span><a href="http://www.ilcircolo.mi.it/wp-content/uploads/Press/Lastampa_19_11_09.pdf" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">articolo pubblicato sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; il 19 novembre</span></a>, sulle Fondazioni interne al Popolo della Libertà, il Circolo del Buongoverno di Milano tiene a precisare quanto segue.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Il giornalista Mattia Feltri, autore dell&#8217;articolo in questione, dopo aver confuso il naturale dibattito all&#8217;interno di un movimento che mira ad essere maggioranza nel paese con picconate al Pdl, liquida l&#8217;attività del Circolo con un lapidario &#8220;piantar seccature per la visibilità nel partito&#8221;.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Il Buongoverno, come d&#8217;altra parte l&#8217;autore ha ribadito nello stesso articolo, è al suo decimo anno di attività, e non crediamo che l&#8217;impegno profuso dai nostri iscritti, con il solo ed unico obiettivo di diffondere i valori liberali, possa essere in alcun modo bollato come arrivismo politico.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Solo negli ultimi quattro anni abbiamo prodotto tre scuole di Formazione con oltre trecento iscritti fra studenti universitari e giovani professionisti, abbiamo ospitato alte personalità del mondo della cultura, dell&#8217;impresa e della politica, abbiamo coinvolto i giovani e meno giovani attraverso un dibattito aperto a tutti i punti di vista. Affermare che il nostro unico scopo sia quello di pretendere visibilità è negare la realtà di un radicamento territoriale costituito nel tempo e ormai consolidato.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Per tutte queste ragioni respingiamo il ruolo che ci viene attribuito nell&#8217;articolo, rivendicando con orgoglio i risultati raggiunti in questi anni di attività.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Il Circolo del Buongoverno di Milano</strong></p>
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		<title>La Dolce Vita della Mafia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

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		<category><![CDATA[Popolo della Libertà]]></category>

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		<category><![CDATA[Travaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 29 ott (Velino) - Come Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nel film di Federico Fellini, due dei più feroci assassini di Casa Nostra stanno seduti a un tavolino del bar Doney in via Veneto a Roma e brindano a champagne. Gaspare Spatuzza e Giuseppe Graviano stanno preparando la strage dello Stadio Olimpico, dove devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;">Roma, 29 ott (Velino) - Come Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nel film di Federico Fellini, due dei più feroci assassini di Casa Nostra stanno seduti a un tavolino del bar Doney in via Veneto a Roma e brindano a champagne. Gaspare Spatuzza e Giuseppe Graviano stanno preparando la strage dello Stadio Olimpico, dove devono far saltare in aria un centinaio di carabinieri, ma intanto festeggiano l’accordo che Cosa Nostra ha firmato con lo Stato, rappresentato da Silvio Berlusconi,”quello di Canale 5”, tramite Marcello Dell’Utri, il “compaesano” salito a Milano da Palermo e il vero fondatore di “Forza Italia”. Questa è l’ultima “rivelazione” raccolta dai magistrati della procura di Palermo dalla viva voce di Gaspare Spatuzza e propalata all’Italia e al mondo dai servizievoli cronisti dell’”Espresso” e del “Fatto quotidiano”. Non è stato facile arrivare “all’anticamera della verità”, come ha proclamato il pm Antonio Ingroia, c’è voluto più di un anno. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;">Un anno di estenuante “trattativa” tra i professionisti dell’antimafia e il killer di don Pino Puglisi, Gaspare Spatuzza, detto “’o tignusu”, che è anche uno degli assassini di Paolo Borsellino, ma questo Ingroia e i suoi colleghi non lo sapevano. E’ stato lui che, diciassette anni dopo la strage di via D’Amelio, si è “pentito” e glielo ha raccontato: sono stato io che ho portato in via D’Amelio l’auto con il tritolo che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti della scorta. E l’ha dimostrato, facendo saltare in aria, a sua volta, diciassette anni di indagini e di processi e di condanne, basate tutte sulla “confessione” estorta a Vincenzo Scarantino, falso mafioso e falso “pentito”, meccanico semianalfabeta, scartato al servizio militare perché schizofrenico, e anche tossicodipendente e fidanzato con una transessuale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;">A quel punto, ci si sarebbe aspettato la revisione dei processi sbagliati e sballati sulla strage di via D’Amelio e la liberazione dal carcere degli ergastolani innocenti e l’individuazione e la punizione di quanti, poliziotti e magistrati inquirenti, hanno depistato e inquinato le indagini sull’assassinio di Paolo Borsellino, costruendo falsi “pentiti” e portando avanti per anni falsi processi fino a false condanne. E che avessero riaperto seriamente le indagini sulla strage di via D’Amelio, facendosi dire da Spatuzza chi erano stati i suoi complici, dove aveva preso il tritolo e chi aveva premuto il pulsante per far saltare in aria Borsellino. E invece è iniziato a Palermo, e non solo a Palermo, un altro e più clamoroso depistaggio, a base di falsi “papelli” e false “trattative” tra lo Stato e la Mafia, mentre in realtà si svolgeva una vera trattativa, quella tra i magistrati e l’assassino di Borsellino. Che si è conclusa con questa brillante trovata, il trasferimento del “tignusu”dal rione Brancaccio di Palermo a via Veneto a Roma per brindare a champagne con il suo capocosca Giuseppe Graviano e festeggiare il “patto”siglato con lo Stato:”Abbiamo chiuso tutto - avrebbe raccontato Graviano, ormai ubriaco, a Spatuzza tra una coppa di champagne e l’altra - abbiamo chiuso la trattativa. Il Paese è in mano nostra”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;">E tanto sono ubriachi e contenti, Giuseppe Gravano è “felicissimo”, dice Spatuzza, che sbagliano a sistemare l’ordigno che doveva esplodere allo Stadio Olimpico, e va in fumo l’ultima strage. Purtroppo, in quel gennaio del 1994, mentre Spatuzza e Graviano brindavano a champagne da Doney a via Veneto, Silvio Berlusconi non aveva ancora vinto le elezioni e non era ancora diventato il Capo del governo della Repubblica e non aveva potuto ancora concedere a Cosa Nostra la revisione dei processi e delle condanne dei boss e la soppressione del carcere duro previsto dall’articolo 41bis e tutte le altre richieste elencate nel “papello”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;">Per il momento Cosa Nostra si è dovuta accontentare, in cambio della cessazione delle stragi, dell’assunzione in prova, e solo in prova, nella squadra di calcio dei pulcini del Milan di un picciotto nipote di un amico dei Graviano. Per il momento, meglio che niente. La vera fregatura per Cosa Nostra è venuta dopo. Non solo il picciotto, che pure sarebbe diventato un bravissimo calciatore, fu cacciato dal Milan, ma Silvio Berlusconi, che ha vinto le elezioni per ben tre volte e per tre volte ha regnato, per quindici anni non ha rispettato i patti, anzi ha reso perpetuo ed eterno il carcere duro dell’articolo 41 bis, ha moltiplicato i processi e le condanne, ha arrestato i latitanti e gli ha sequestrato i piccioli tanto faticosamente guadagnati. Per quindici anni i boss non hanno più potuto brindare a champagne a via Veneto. Addio Dolce Vita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify">
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 120%; TEXT-ALIGN: justify">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 120%; text-align: right;"><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 120%"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.ilvelino.it/la_memoria.php"><strong>Lino Jannuzzi </strong>per <em>IL VELINO SERA</em></a></span></span></p>
<div><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 110%"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></div>
<p><span style="FONT-SIZE: 13pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 110%"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>Una formula per il buon governo - un nuovo rapporto tra giovani ed imprese. Il valore delle differenze</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 16:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Le nostre attività]]></category>

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		<description><![CDATA[Tavola rotonda sui temi della flessibilità e dell’universo lavoro in occasione del Convegno Nazionale di Montecatini, in nome della cultura liberale
Non siamo tutti uguali. In barba a concetti post-sessantottini ed alle logiche del comunismo, è questo il dogma liberale sul quale si è articolata la tavola rotonda “per un nuovo rapporto tra giovani e imprese”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>Tavola rotonda sui temi della flessibilità e dell’universo lavoro in occasione del Convegno Nazionale di Montecatini, in nome della cultura liberale</em></p>
<p align="justify">Non siamo tutti uguali. In barba a concetti post-sessantottini ed alle logiche del comunismo, è questo il dogma liberale sul quale si è articolata la tavola rotonda “per un nuovo rapporto tra giovani e imprese”, tenutasi al Palazzo dei Congressi durante il quinto Convegno Nazionale dei Circoli del Buon Governo.<br />
Ad aprire i lavori è stato Francesco Delzìo, direttore dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che ha subito puntato i riflettori sull’impervio contesto in cui si muovono i giovani dai venti ai quarant’anni: la “Generazione Tuareg” – così definita nel suo omonimo libro di recente pubblicazione – si ritrova oggi catapultata a sua insaputa in un deserto privo di punti di riferimento, ad inseguire certezze lavorative ormai inesistenti che sono frutto di una chiave di lettura, da abbandonare, ereditata da padri e nonni.<br />
Sono le conseguenze peggiori del ’68, con cui le nuove generazioni hanno un conto aperto da saldare quanto prima. In un Paese che vanta cifre da record per quel che riguarda la nascita di nuove imprese,  si paga ancora lo scotto di un appiattimento di massa che prevede sul lavoro diritti uguali per tutti a fronte di risultati uguali per tutti. Il primo ostacolo da superare è quindi l’incapacità di valorizzare le differenze, vera e propria penalità per il moderno mercato del lavoro flessibile.<br />
Concetti condivisi da Luigi Gubitosi, che dallo scorso agosto è il nuovo Amministratore Delegato di Wind, terzo gestore di telefonia mobile in Italia e, soprattutto, azienda “giovane” con un’età media dei dipendenti che si attesta intorno ai trentaquattro anni. “<em>Il tempo delle seniorities aziendali è finito </em>– sostiene Gubitosi –, <em>il mondo va verso la flessibilità. Bisogna abituarsi al cambiamento, ed è compito nostro incanalare i giovani, che per natura hanno ottimismo, aggressività ed aspettative. Favorirne inoltre le condizioni di lavoro si ripercuote positivamente sull’azienda stessa</em>”. In questo contesto, a finire sul banco degli imputati è anche l’università: diffusa in ogni provincia ed accessibile per lo più a tutti, ha conseguentemente perso valore e contribuito all’appiattimento da cui bisognerebbe allontanarsi. Il Gubitosi-pensiero è condiviso in pieno da un Andrea Pezzi che non ti aspetti: lo ricordi “veejay” e conduttore televisivo, lo ritrovi a Montecatini dietro una scrivania, novello imprenditore e gran comunicatore (già autore di una rubrica per Il Sole 24 ore), che parla ai giovani e rompe luoghi comuni ed ipocrisie per diffondere cultura liberale. Il refrain, sempre lo stesso, è che non siamo uguali, per fortuna. Con un concetto in più: chi fa impresa deve curare innanzitutto i propri interessi, perché così facendo avvia un motore al servizio di tutta la collettività. A chiusura l’intervento di Andrea Capezzone, ex <em>enfant prodige</em> dei radicali e da pochi giorni ex Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, che non avrebbe potuto sottrarsi da un’analisi di natura politica del panorama italiano sul tema del lavoro. Tre i punti cardine indicati nel suo puntuale intervento: taglio delle tasse e della spesa pubblica, snellimento della burocrazia (da parlamentare è stato firmatario della proposta di legge definita “Sette giorni per aprire un’impresa”) e soprattutto la capacità di cogliere ciò che viene richiesto dal mercato del lavoro nel preciso periodo storico in cui si opera. Con un occhio di riguardo sempre alla flessibilità: dei due milioni e mezzo di lavoratori definiti “precari”, circa un milione ed ottocentomila sono stati contrattualizzati a tempo indeterminato. Sufficiente, al di là di facili contestazioni faziose, a capire in che direzione si muova, oggi, l’universo lavoro.</p>
<p align="justify">Marco Clarizia</p>
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