Sono mercati o case da gioco? - PIU’ TRASPARENZA MENO SPECULAZIONE
Pubblicato martedì 24/11/2009 da Gianluca Di Tommaso | Categoria: Economiadi Francesco Giavazzi
Più passa il tempo, più cresce la proba bilità che questa crisi sia un’occasio ne sprecata. Di riforme dei mercati finanziari, la cui urgenza la crisi ha reso evi dente, non si intravede neppure l’ombra. Eppure queste riforme sarebbero l’unico beneficio di una cri si che è tanto costosa.
Il problema non è certo la mancanza di analisi o di proposte: da mesi il Finan cial Stability Board ha in dividuato quali regole deb bono essere cambiate. Le riforme non vengono fatte perché sono venuti meno l’interesse e la determina zione dei governi e dei par lamenti, cui spetta il com pito di tradurre quelle pro poste in norme di legge e nuovi regolamenti. Nel Congresso degli Stati Uni ti, dove l’esigenza di nuove regole è più forte, la discus sione è appena cominciata e con il piede sbagliato. Si mette in dubbio l’indipen denza della Banca centrale ma non si fa nulla che pos sa irritare i banchieri.
Nel frattempo i mercati finanziari hanno ricomin ciato a funzionare esatta mente come funzionavano prima delle crisi, con i me desimi incentivi e le mede sime debolezze.
Rimandare le riforme si gnifica scegliere di non far le più, perché più passa il tempo, più le banche ripa rano i loro bilanci, più au mentano il loro potere e la loro capacità di convince re i governanti a non far nulla che possa intaccare i loro profitti.
Al centro della discussio ne pubblica ci sono i com pensi dei banchieri. Ma è una trappola: i banchieri più smaliziati in realtà so no contenti che questo sia il tema al centro del dibatti to e la loro apparente resi stenza è strategica, cioè un modo per evitare regole che possano intaccare i profitti delle banche. Se ci sono ampi profitti, un mo do per distribuirli lo si tro va, quali che siano le rego le sui compensi. Se i criteri per la determinazione dei compensi cambieranno, ma tutto il resto rimarrà in variato, il sistema rimarrà debole quanto lo era pri ma della crisi.
C’è qualcosa che il gover no italiano può fare per evi tare questo disastro? Il maggior contributo italia no all’industria finanziaria è stata la creazione del Mercato telematico dei ti toli di Stato (Mts), uno dei primi esempi al mondo di piattaforma pubblica tra sparente per la negoziazio ne dei titoli, un modello di ventato lo standard in mol ti Paesi. Il governo potreb be fare leva su questo no stro successo e chiedere che il G20 adotti — come l’F sb ha proposto — una norma che impedisca gli scambi over the counter, cioè attraverso una banca, e sposti le compravendite di prodotti finanziari su piattaforme trasparenti. Questa norma può essere adottata domani e trasfor merebbe i mercati finan ziari. Non solo perché im porrebbe la trasparenza e quindi la tracciabilità delle transazioni. Oggi le som me che chi acquista un tito lo deve depositare a garan zia dell’operazione sono impiegate dalle banche co me se fossero mezzi pro pri e sono una delle fonti con cui vengono finanzia te operazioni che espongo no i bilanci delle banche a rischi impropri. Le piatta forme invece le considera no per quello che sono, cioè garanzie, non chip per il casinò.
da “Il Corriere della Sera” del 23 novembre 2009