Graviano e il 41 bis. Applicata la legge ma la politica litiga
Pubblicato venerdì 8/1/2010 da Gianluca Di Tommaso | Categoria: Giustizia, Press roomdi Marianna Bartoccelli
Polemica. La decisione che autorizza il mafioso a uscire dalla cella del Carcere di Opera viene definita corretta da un membro del Csm. Forse in altri casi allora la legge non è stata rispettata. Ma i due poli e l’Udc polemizzano a prescindere, disinteressandosi degli aspetti tecnici.
Ancora una volta la politica prende la sua strada per ripetere gli schemi di sempre, soprattutto senza conoscere le carte e le norme, e la giustizia va da un altro lato, cercando come può e come dovrebbe sempre, rispettare il codice. Così Giuseppe Graviano si ritrova al centro della vecchia polemica che lo vede in contrasto o in apparente contrasto con il pentito Spatuzza.
E cerca di far rimanere un boss di Cosa Nostra, pur se ha il 41 bis, dentro il carcere dell’Opera di Milano, e una serie di ergastoli che nessuno gli tocca. L’unica soluzione ai suoi guai, parzialmente, potrebbe essere quella nella quale Giuseppe Graviano diventi il nuovo Buscetta del 2010. Ma non sembrano questi i termini. È vero che Graviano non ha sconfessato il fratello Filippo (che dichiara di non avere mai conosciuto Dell’Utri) né il pentito Spatuzza che dichiara che Giuseppe Graviano, suo capo, gli avrebbe detto che «avevano il nuovo partito (Forza Italia, ndr) - in mano» e che ha rimesso in discussione la sentenza finale della strage Borsellino costringendo pm, giudici e avvocati a riesaminare migliaia di carte.
Il dato di fatto concreto, sino a oggi, è che Giuseppe Graviano potrà uscire dalla sua cella e uscire nel braccio del carcere di Opera e parlare con i detenuti con il 41 bis. Non molti per la verità, a sentire chi conosce quei luoghi e soprattutto non mafiosi come pretende il 41 bis a cui Graviano è sempre sottoposto. Una misura obbligata che doveva essere messa in atto senza alcuna richiesta visto che la legge prevede che si faccia così dopo tre anni di condanna definitiva e di isolamento totale.
«Perché dopo tre anni di isolamento si può impazzire, come prevede la norma», spiegano sempre gli avvocati della difesa. Quindi Giuseppe Graviano è rientrato nella norma, a meno che, come è stato fatto per molti, il ministro di Giustizia o chi per lui non decida che Graviano debba sottostare a un isolamento totale per una sorta di “norma extragiudiziale”. Staremo a vedere. Comunque Giuseppe Graviano, malgrado la lettera presentata alla Corte di appello del processo Dell’Utri, nella quale sosteneva che stava troppo male per rispondere e che quindi rinviava a una situazione migliore, non tornerà in aula.
Anche se non viene per nulla escluso che all’interno della dichiarazione del pentito Spatuzza e della riapertura del processo per le strage Borsellino non venga interrogato nuovamente dai pm che indagano le nuove vicende. Staremo a vedere. Oggi la decisione del Tribunale, e non del giudice di sorveglianza, di fare rispettare la norma dei tre anni è servita a ridare fiato ai vari politici di destra e di sinistra che senza conoscere le norme hanno ribadito le loro posizioni sulla riforma del pentitismo e sulle possibili colpe del premier.
«È un fatto tecnico», ribadisce l’avvocato di Giuseppe Graviano, il legale Gaetano Giacobbe. E se un componente del Csm Cosimo Maria Ferri, parla di come la Corte «abbia correttamente applicato la legge» facendo venire il dubbio che tante altre volte questo non sia successo, l’onorevole del Pdl Fabrizio Cicchitto ricorda che la decisione su Graviano presenta due opzioni: o la possibilità di ridurre le pressione carceraria (non dimentichiamo comunque che i medici del carcere avevano ipotizzato la necessità di verifica per un possibile tumore) va verso la conferma delle parole di Spatuzza contro Dell’Utri e Borsellino, oppure può significare l’esatto contrario e cioè che queste misure (stabilite dalla legge) sono state prese per indurre Graviano a smentire Spatuzza e quindi i suoi rapporti con i big dell’allora Forza Italia.
Anche se Fabrizio Cicchitto continua a ribadire che la sua parte non ha mai dato «nessun credito» a Spatuzza, definendolo «parodia di pentito». Non riflettendo che è dovere degli inquirenti, pm e organismi di polizia fare le verifiche di tutto quello che afferma e molte, sulla strage Borsellino, sono state fatte e risultano a favore di Spatuzza. Così il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, mettendo un attimo da parte la sconfitta bruciante siciliana dove il nuovo governo Lombardo ha fatto definitivamente fuori l’Udc di Cuffaro e parte della Pdl, incamerando assessori di sinistra, chiede al governo nazionale e ad Alfano (sconfitto in Sicilia) di presentare un’accurata relazione in Parlamento e stoppare così le false polemiche, ricordando come sia importante il 41 bis nella lotta contro la mafia.
Insomma un punto e a capo, si ricomincia. Mentre il processo a Dell’Utri, secondo grado, va verso la conclusione.
Il Riformista - lunedì 4 gennaio 2010