Paradossi contemporanei: i vecchi comunisti paladini del laissez faire e i vecchi capitalisti prigionieri dell’assistenzialismo.

Pubblicato giovedì 10/6/2010 da Marcello Gamberale Paoletti | Categoria: Economia, In evidenza

di Marcello Gamberale Paoletti

Lo sviluppo storico degli ultimi 40 anni ci ha guidato verso un paradosso politico economico curioso se non preoccupante. Il capitalismo del libero mercato, assoluto vincitore della competizione tra sistemi degli ultimi due secoli occidentali, si sta rivelando per la vecchia Europa un nemico pericoloso e spietato. Il puro laissez faire, tanto in voga nel diciannovesimo secolo nei paesi anglofoni, si è evoluto negli ultimi cento anni in un sistema politico-economico-sociale complesso, ingessato e costoso. L’ironia della sorte ha contemporaneamente voluto che il più grande dominio comunista della storia stia diventando (sia diventato) la patria della libera concorrenza mercantile. Sembra uno scambio delle parti, chi era dalla parte del capitale si è rovinato per tutelare i diritti sociali e chi era dalla parte dei proletari ha deciso di spremerli all’osso per produrre capitale. Ma dove sta la logica? Chi ha ragione? Che modello vincerà?

L’evoluzione sociale vista in occidente è stata frutto e seme di un’importante evoluzione morale dei popoli europei. L’acquisita imprescindibilità dei diritti sociali, la loro difesa e la loro promozione è una conquista per l’intera umanità. Ma l’esasperazione dell’assistenzialismo è il cancro dei moderni welfare state. Paesi come la Cina e l’India sono lontani dal riconoscere l’importanza dei diritti umani ma nel mondo globalizzato che conosciamo oggi si impongono a mani basse.

Saranno quindi i “cattivi” a vincere? Ci auguriamo di no e sembrerebbe che la crisi economica abbia finalmente convinto i governi degli “ex” Grandi ad agire per salvare capra e cavoli. Ai diritti sociali non si può più rinunciare, bisogna però trovare un equilibrio che alleggerisca gli oneri statali dei moderni welfare state e che imponga regole a chi fa finta di niente inseguendo sogni di ricchezza (governi e speculatori finanziari). Sono processi lenti e politicamente complicati, però finalmente si è iniziato un doloroso percorso. Ci voleva la minaccia del fallimento dell’euro ma ci siamo arrivati. Questi provvedimenti ci salveranno dalla bancarotta ma non ci restituiranno competitività sui mercati internazionali, per quello bisognerà aspettare che la storia dei paesi che ci fanno concorrenza sleale faccia il suo corso. L’occidente può poco o niente rispetto alle regolamentazioni del lavoro di paesi terzi, può solo augurarsi che i cittadini di questi paesi facciano la debita pressione dall’interno perché si rispettino i diritti umani e si introducano più diritti sociali.

Staremo a vedere cosa succederà, intanto, nell’attesa che gli eccessi di ciascuno vengano curati, rimbocchiamoci le maniche perché il lavoro è lungi dall’essere finito.

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