La più grande saggezza politica
Pubblicato lunedì 14/6/2010 da Marcello Gamberale Paoletti | Categoria: Culturadi D. Massimo Lappone O.S.B.
Che la situazione nazionale e mondiale sia preoccupante è sentimento comune, e molti esprimono il proprio giusto sdegno e il proprio rammarico per le inadempienze o per le colpe dell’una o dell’altra parte. Forse però l’attenzione è meno viva per le dimensioni invisibili e pure assai più delle altre determinanti dei destini delle persone, delle famiglie e dei popoli.
Del filosofo Francesco Bacone si sottolinea sempre il messaggio empirico e progressista, ma troppo spesso si dimentica l’aspetto religioso del suo pensiero. Tra l’altro, ispirandosi al testo biblico di Abacuc nel quale il profeta stigmatizzava quegli uomini che adoravano i propri strumenti di pesca perché con essi si procuravano il cibo, egli scrive: “Coloro che hanno attribuito tutto alle loro capacità ed attività, alle cause prossime ed apparenti, e, come dice il profeta, ‘hanno immolato alle loro reti’ (Ab 1, 16), sono stati politici inetti e ciarlatani, ed incapaci di grandi azioni.”
Ma se non si attribuisce il merito o il demerito degli avvenimenti politici alle capacità e alle attività proprie od altrui, a quali cause remote e non apparenti bisognerà risalire?
Che Agamennone prima della guerra di Troia sacrificasse la propria figlia agli dei per propiziarseli appare oggi una truce superstizione. Non così però il rifiuto di un certo re di dare ad Ulisse, per la stessa guerra, un potentissimo veleno di serpente “per timore degli dei eterni.” Oggi chi si vanta di avere più degli empi occidentali il sacro timore di Dio, non ragiona allo stesso modo riguardo a mezzi infinitamente più spaventosi del veleno di serpente - e dimostra così di essere né più né meno un discepolo degli odiati occidentali e della loro empietà.
Con questa logica gli adoratori delle proprie reti hanno dimenticato che le mani che le adoperano sono mosse da una volontà, la quale agisce secondo le sue più radicate convinzioni e passioni, sulla cui elaborazione non è indifferente la presenza o l’assenza del timor di Dio. Se il culto dovuto a Dio lo si dà alle reti è perché con le reti di fa buona pesca. Così quel desiderio di appagamento indefinito che alberga nel cuore di ogni uomo, anziché rivolgersi al vero Dio, attraverso le reti si proietta sui beni di questo mondo, che siano il petrolio o l’orgoglio nazionale o razziale. E allora, come si dice, “gli affari sono affari” e “la guerra è guerra”!
Ancor’oggi nella nostra lingua si dice: “Dio ce la mandi buona!” Ma le parole rimangono ormai senza eco nell’animo dell’uomo o del politico secolarizzato. Sono lontani i tempi in cui l’Imperatore di Bisanzio si raccomandava alle preghiere di Antonio il Grande, o di Giovanni di Licopoli, o di Simeone o di Daniele stiliti. Per millenni l’umanità, di fronte alle grandi minacce che sfuggono al controllo degli uomini, ha rivolto lo sguardo di là dalla terra, cadendo spesso nella superstizione, certamente. Ma già al suo tempo Newman osservava che in un certo senso la superstizione è migliore dell’empietà, anche inconfessata, che sorride scioccamente sugli abissi del cuore umano.
Ognuno è libero di credere o meno alla potente intercessione della Madre di Dio, ma in ogni caso non può negare che, con mirabile adempimento della profezia evangelica: “tutte le generazioni mi chiameranno beata”, presso tutti i popoli della terra innumerevoli schiere di fedeli, non solo cristiani, si raccomandano a lei nei pericoli pubblici e privati. Ancor’oggi a Bologna si celebra ogni anno l’intervento prodigioso di Maria che, nel secolo XV, pose fine a una devastante alluvione. Superstizione o no, la devozione dei popoli è un fatto storico verificabile, e almeno in parte è verificabile anche l’effetto ammansente e civilizzatore di essa.
Lo storico onesto, razionalista o meno, non può non riconoscere che milioni di persone, dal tempo di La Salette, di Lourdes, di Fatima e ora di Medjugorie hanno creduto in un intervento della Madre di Dio in vista degli scellerati avvenimenti dei nostri tempi, e conseguentemente si sono impegnati ad una pratica di preghiera, di ascesi, di riforma di vita, di apostolato per scongiurare i mali incombenti sul mondo. E stranamente nella più celebre della recenti apparizioni la Madonna si definisce “Regina della pace” e dichiara di voler salvare il mondo dalla dissennata guerra moderna. Con quali mezzi? Non con le polemiche o le strategie politico-economiche, ma con la conversione, il digiuno e la preghiera.
Che non sia proprio questa la superiore saggezza politica invocata da Francesco Bacone?